SEMPRE IMMENSA MERAVIGLIA

Le Quattro Stagioni

E siamo tornati a teatro. Dal vivo. In presenza. Coi corpi fisici. All’aperto, un palcoscenico, una nuova produzione. A vedere la Danza dal vivo. E sono tornati i danzatori, gli artisti, le maestranze…gli spettatori. Noi. Distanziati. Vicini se congiunti….??? Ma che vorrà dire? Boh, ancora non è chiaro comunque… Siamo tornati ad assistere ad uno spettacolo dal vivo: Le Quattro Stagioni, nuova produzione del Teatro dell’Opera, regia e coreografia di Giuliano Peparini.

Apro la bocca. Sotto la mascherina, ovvio, e spalanco il cervello, il cuore, lo stomaco, volo: sono in teatro…un teatro all’aperto, siamo in estate…ma c’è…sta per iniziare lo spettacolo, c’è l’ampia gradinata esterna, i posti sono distanti, ma gli spettatori entrano, arrivano, passano, si siedono, e ridono, sorridono tutti sotto le mascherine – ma perché li vedi? no… – perché è incredibile anche solo stare lì. Anche solo esserci. Essere lì anche per loro, per chi sta per danzare, per la danza, per l’Arte. MA E’ VERO? STA SUCCEDENDO? Sto andando a vedere uno spettacolo dal vivo? Quando è stata l’ultima volta?…oddio non me lo ricordo più…forse gennaio, a Londra, i musical del West End, Hamilton, Mary Poppins…forse sì… e qui…? Al Sistina…Mary Poppins, quella compagnia, bravi!, che poi ha fallito…

E lo stomaco si ritorce di nuovo, proprio come durante il lockdown, tornano quelle sensazioni, poi apri gli occhi e hai il megascreen di fondo con la grafica ed il logo “TEATRO DELL’OPERA” davanti…e tu sei lì…in 3D.

Intorno il Circo Massimo al suo TOP, le rondini, il tramonto, la luce del sole cala, le persone arrivano, si fanno i selfie, le foto, e io pure, mi alzo e chiedo a due signore davanti “per favore mi fate una foto?” e mentre è tutto reale come la realtà sa essere ché non la batti sicuro – e poi perché dovresti? non siamo mica in gara – io mi vedo sempre “staccata”, mi vedo in 3D ma anche a tre sguardi…ma chi è questa che sta qui seduta, che si muove, si fa la foto, si aggiusta il vestito, che legge il programma – voce recitante “Alessandro Preziosi”, musiche di Scarlatti, Vivaldi – ma chi è questa che si guarda intorno, sorride, incontra una danzatrice ed insegnante di danza, ci scambia due battute dopo l’iniziale ormai abituale…”ma sei tu?…Caterina…? Ah..ciao..sotto la mascherina non ero sicura… ah si sei tu, come stai? Si…felice di stare qui…” e non lo dici e basta, stavolta è vero… ???

E piango piango…solo dentro. Perché fuori le lacrime si fermano alla soglia delle ciglia.

Ma chi è questa che sta vivendo tutto mentre succede dal vivo? E’ tutto vero? Inizia lo spettacolo. Io ho umore acqueo in tutta l’ora e un quarto.

Passa una sirena, poi rondini, poi un aereo…è come era sempre…a luglio a Caracalla d’estate, come ogni estate…l’ultima volta con i miei genitori a vedere Bolle, platea strapiena, noi…ma poi no…riabbasso gli occhi e c’è la mascherina, sul palco una ballerina la indossa, la vedo da qui…ah allora…danzano a coppia su un divano…danzano il lockdown…

Ai saluti finali il corpo di ballo indossa le mascherine, neri neri, nere anche quelle. Giuliano Peparini sfiora la mano di una solista, ma poi subito si ricorda e la stacca “no!, non ci si può toccare!”, prende gli applausi da solo, staccato dai suoi compagni di avventura, poi invita il corpo di ballo in prima fila e va dietro a tutti, ai solisti, ai danzatori e alle danzatrici neri, e rimane lì, da solo, dietro tutti loro, che ora accolgono il nostro applauso. E io lo vedo per un attimo là dietro, a testa bassa, chissà cosa starà pensando alla fine di questa prima, in quell’istante, o semplicemente non pensa, riceve tutto il corpo di ballo, le due file, più le quattro coppie di solisti, più noi spettatori, più tutti i tecnici, le maschere, le maestranze del Teatro dell’Opera, li accoglie tutti dentro di sé in un unico abbraccio.

Oppure sta solo fissando il palmo della sua mano: “E’ una bella sleppa di mano pure questa!”

E io ci sono! Sono qui! Respiro, sono viva, ora sto bene, e anche tutti quelli intorno a me sono qui, respirano, stanno bene, vivono emozioni così come me in questo istante…davanti alla danza post-lockdown. E allora non so più nulla: l’albero rosa sul megascreen nel richiamo alla vita di Vivaldi, i sòli di danza che nel movimento sono un inno alla vita, all’amore, all’arte, alla paura, al dolore e alla rabbia, tutto si fonde, e c’è l’istante, il qui e ora, panta rei, il flusso, e c’è il passato, il vissuto, il presente ed il futuro. Non so nulla: guardo. Vedo. Sono qui, da sola. Ma non sono sola. Ora c’è la vita che danza. E ora c’è…tutto…il ricordo, la paura, l’ansia, l’incertezza, la bellezza, la speranza, la fiducia e la rinascita e la verità è che è tutto vero, e non puoi negare o mettere in sospeso, ai margini, proprio niente, perché tutto è lì, presente, come te, come me, come tutti noi. Stiamo indossando mascherine per arrivare ai nostri posti, le mettiamo da parte, poi le indossiamo di nuovo per lasciarli e abbandonare lo spazio, ci guardiamo per vedere chi siamo, le facce di chi è lì con noi e se succede, se capita che incontriamo qualcuno che conosciamo per caso…è felicità…Ah sei qui?? Bello vederti. Non è falso…perché è guardarsi negli occhi e vedere tutto da lì. Sto per andarmene, ho già sceso tutta la curva quando alzo un attimo lo sguardo e la vedo, una ragazza che conosco, la fisso, poi la saluto, ma mi abbasso la mascherina altrimenti non mi riconoscerà mai “ah ciao!! Scusa la distanza ma….” E sei felice di quest’incontro durato dieci secondi. E ti dici “cazzo allora è vero…sono qui….E HO INCONTRATO QUALCUNO”. Come quando stavi turata viva dentro casa e non vedevi un’altra anima viva per giorni e sognavi, sognavi sognavi…il “dopo”. E’ così che sarà?

Ed è lì che ti sembra di rinascere: dalla morte, sì, direttamente da lì, dal fondo, dal buio. Dal “prima”. E sorridi a settecentocinquantasei denti. Senza motivo.

Siamo qui. E’ la prima volta.

Guardi un albero, una pietra, un riflettore, un minimo umbratile particolare, e vorresti parlare con tutti, con ogni spettatore, con ognuno di loro…per abbracciarli tutti.

Sempre Immensa Meraviglia.

Alla prossima…

Roma, 27 luglio 2020

Pubblicato da CARLA DI DONATO

Ricercatrice Indipendente, Dottore di Ricerca in Teatro ed Arti dello Spettacolo presso le Università Sorbonne Nouvelle/Paris III e Roma Tre, Curatrice progetti di formazione del pubblico, drammaturga e autrice, giornalista freelance, danzatrice ed insegnante di danza.

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